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Carlo Ferdenzi - Un figlio di Vernasca

Carlo Ferdenzi - Un figlio di Vernasca nell'ombra dell'Arandora Star

C'è una piccola frazione chiamata Alessandroni, nel territorio di Vernasca, appesa alle ultime pieghe della Val d'Arda prima che la collina lasci spazio alle vigne e ai calanchi piacentini. Da lì, il 12 giugno 1897, nacque Carlo Francesco Pietro Ferdenzi, terzo di sette figli di una famiglia contadina. Non avrebbe mai immaginato che la sua vita - cominciata tra i poderi argillosi dell'Appennino - sarebbe finita in mezzo all'Atlantico, nel freddo dell'oceano, vittima di un sommergibile tedesco e di una guerra che non aveva scelto.

1897 · Le radici: Alessandroni e la famiglia Ferdenzi

Atto di nascita · Comune di Vernasca, Provincia di Piacenza

Nome: Carlo Francesco Pietro Ferdenzi

Nato il: 12 giugno 1897 · Vernasca (PC)

Padre: Pietro Ferdenzi, contadino, 41 anni

Madre: Celesta Negrotti, contadina, 30 anni

Residenza di famiglia: Località Alessandroni, nucleo rurale nel comune di Vernasca

Ordine di nascita: terzo di sette figli

Pietro e Celesta vivevano come la stragrande maggioranza delle famiglie collinari del tempo: una vita scandita dai ritmi della terra, dai raccolti di grano e foraggio, dalla gestione di un podere di cui probabilmente non erano proprietari. Alessandroni era - ed è ancora - un piccolo nucleo di case sparse che guarda la Val d'Arda da un'altura, lontano dai centri abitati, lontano da tutto.

Crescere lì, a cavallo tra Ottocento e Novecento, significava ereditare non solo un cognome ma un destino di fatica. Le famiglie numerose erano la norma: più figli significava più braccia per i campi, ma anche più bocche da sfamare su appezzamenti che il meccanismo ereditario frammentava generazione dopo generazione, fino a diventare troppo piccoli per sostenere chiunque.

1915–1927 · La grande fuga dalle colline: miseria, guerra e leva

La scelta di emigrare non nasce mai da una causa sola. Per i giovani delle valli del Trebbia, del Nure e dell'Arda - compresi quelli di Vernasca, Morfasso e Bettola - la partenza verso Londra nei primi decenni del Novecento fu il risultato di una pressione accumulata su più fronti, che si scaricò con particolare violenza negli anni immediatamente precedenti e seguenti la Prima Guerra Mondiale.

«La terra non bastava più. Non bastava per sfamare una famiglia, non bastava per giustificare di rimanere. E per molti non bastava nemmeno per giustificare di morire al fronte.»

Le cause erano strutturali e immediate insieme. La crisi dell'agricoltura di sussistenza affliggeva queste zone da decenni: le piccole proprietà, già fragili, si dividevano ulteriormente a ogni passaggio generazionale. Ma a rendere insostenibile la situazione fu anche la siccità devastante del 1921–1922, uno degli eventi meteorologici più gravi del secolo per il Nord Italia: nelle zone piacentine il deficit di precipitazioni superò il 70% rispetto alla media, i torrenti locali - tra cui l'Arda stessa - si prosciugarono, i raccolti stagionali andarono perduti. Nello stesso periodo, le gelate tardive di metà anni Venti distrussero ripetutamente le fioriture dei frutteti e le prime gemme delle viti, colpendo quella che era rimasta l'unica fonte di reddito monetario per i contadini della collina.

A ciò si sommarono gli anni di guerra: gli inverni durissimi tra il 1916 e il 1917, con le braccia maschili sottratte ai campi e mandate al fronte, avevano creato una situazione di indigenza acuta. Il ritorno dei reduci dal conflitto, lungi dal portare sollievo, aggravò la disoccupazione in un contesto macroeconomico segnato dall'inflazione e dall'instabilità.

Ma c'era anche un altro fattore - meno documentato, più taciuto - che spinse molti giovani dell'Appennino a sparire prima che lo Stato potesse trovarli: la renitenza alla leva. La naia era percepita come un'impositione estranea, spesso letale, in nome di una nazione che poco aveva dato alle famiglie contadine. Partire per Londra nei mesi in cui si sarebbe dovuto presentarsi alla caserma era una via d'uscita praticata in silenzio da molti, scomprendo nei flussi migratori prima che l'autorità militare potesse registrare l'assenza. E quando negli anni Venti il regime fascista cominciò a ostacolare l'emigrazione ufficiale - ritenuta un danno d'immagine per la nazione - molti partirono comunque, attraverso reti informali di solidarietà paesana, rispondendo alle lettere di richiamo dei compaesani già stabiliti a Londra.

La meta era quasi sempre la stessa. I piacentini e i parmigiani avevano trovato a Londra una nicchia professionale ben precisa: la ristorazione. Dai piedi della gerarchia - come kitchen porters, sguatteri e lavapiatti nei grandi hotel di Soho e Holborn - si saliva con la gavetta fino a diventare camerieri, cuochi, e poi, per i più intraprendenti, proprietari di piccoli caffè, latterie e sale da tè. Era una catena migratoria consolidata: chi arrivava portava dietro parenti e compaesani, che portavano altri ancora.

1927 · Londra: il caffè di Lisson Grove e le nozze con Celestina

Non sappiamo con certezza quando Carlo Ferdenzi lasciò Vernasca. Quel che sappiamo è che entro il 1927 era già stabilito a Londra, integrato in quella rete di emigrati piacentini che animava i quartieri di Marylebone e dintorni. Ma i registri militari aggiungono un dettaglio che cambia la prospettiva sulla sua partenza.

Rubriche matricolari · Distretto militare di Piacenza · Classe 1897

Nome: Carlo Francesco Pietro Ferdenzi

Matricola: 7084

Fascicolo personale: non rinvenuto

Confronto: i fascicoli militari di due fratelli sono regolarmente presenti negli archivi

Ipotesi documentata: renitenza alla leva, verosimilmente coincidente con l'espatrio verso l'Inghilterra.

Il nominativo di Carlo compare nelle rubriche matricolari per i nati nel 1897 con matricola 7084: fu regolarmente iscritto nelle liste di leva. Ma non esiste alcun fascicolo militare a suo nome. Il confronto con i fratelli è illuminante: due di loro hanno i propri fascicoli conservati negli archivi, il che esclude una perdita casuale della documentazione. La spiegazione più coerente con i fatti è che Carlo sia stato renitente alla leva - che alla chiamata alle armi, semplicemente, non si sia presentato.

Era una scelta tutt'altro che isolata tra i giovani dell'Appennino piacentino. Molti emigravano proprio nei mesi in cui avrebbero dovuto comparire davanti alla commissione di leva, scomparendo nei flussi migratori prima che le autorità potessero tracciarli. La partenza per Londra di Carlo potrebbe dunque non essere stata solo una risposta alla miseria agricola, ma anche - o soprattutto - una fuga da una guerra che i contadini delle colline non sentivano propria. Non necessariamente viltà: spesso era una scelta razionale, silenziosa e diffusa, di chi non vedeva ragione di morire sul Carso per uno Stato che poco aveva fatto per lui.

Se questa lettura è corretta, Carlo avrebbe lasciato l'Italia portando con sé anche uno status giuridico irregolare: quello di renitente, ricercato dalla legge militare italiana. Una condizione che rendeva il ritorno in patria difficile, se non impossibile. Londra non era soltanto la sua destinazione: era diventata la sua unica possibilità di futuro.

Atto di matrimonio · St. Giles, Londra · 8 dicembre 1927

Sposo: Carlo Ferdenzi - esercente

Sposa: Celestina Maria Virginia Bragoli, 19 anni

Nata il: 17 luglio 1908 a Vernasca

Padre della sposa: Angelo Bragoli

Madre della sposa: Maria Sorenti

Nota: nei registri dello stato civile la sposa figura come "Celestina"; nell'atto di matrimonio il nome completo è Celestina Maria Virginia.

Celestina Bragoli aveva solo diciannove anni. Era nata anche lei a Vernasca, nel 1908 - undici anni dopo Carlo. Probabilmente erano compaesani di lunga data, o forse si erano conosciuti proprio a Londra, in quella comunità di emigrati che riproduceva i legami di paese a migliaia di chilometri da casa. Il matrimonio avvenne nella chiesa di St. Giles, a Londra, in pieno inverno.

Nell'atto di matrimonio, Carlo dichiara la propria professione come esercente: il termine italiano per chi gestisce un'attività commerciale, quasi certamente un locale di ristorazione. Gli archivi britannici confermano questa lettura con una serie di documenti giudiziari che, paradossalmente, restituiscono il ritratto più vivido della sua vita londinese.

Registro del Tribunale di Polizia di Marylebone · 25 febbraio 1933

Carlo Ferdenzi, gestore di un locale di ristorazione al numero 80 di Lisson Grove, viene condannato a pagare una multa di 30 scellini per aver tollerato il gioco d'azzardo tramite una slot machine a rulli all'interno del proprio esercizio, in data 23 gennaio 1933.

St. Marylebone and Paddington Record · 20 maggio 1933

Carlo Ferdenzi viene nuovamente convocato davanti allo stesso tribunale per la medesima infrazione. L'ispettore France rivela che questa era già la quarta multa in pochi mesi.

St. Marylebone and Paddington Record · 11 maggio 1935

Un terzo procedimento. Carlo dichiara di aver tenuto la macchina per attirare i clienti, ma ammette di dover «svendere o chiudere l'attività da un momento all'altro».

Questi tre articoli di giornale, secchi e burocratici come tutti i resoconti di cronaca giudiziaria, dicono molto di più di quanto sembrino. Lisson Grove è una strada di Marylebone, nel cuore del quartiere che ospitava la maggior parte dei piccoli commercianti italiani di Londra. Le slot machine - le cosiddette fruit machines - erano uno strumento diffusissimo per attrarre clientela nei caffè di quartiere durante la Grande Depressione. Le multe reiterate raccontano di un uomo che resisteva, che cercava di tenere aperto il locale nonostante le difficoltà economiche di quegli anni. La dichiarazione del 1935 - «devo svendere da un momento all'altro» - è un lampo di realtà: la crisi stava stringendo, come stringeva per tutti i piccoli commercianti immigrati di quegli anni.

Giugno 1940 · «Collar the lot»: gli italiani di Londra diventano nemici

Il 10 giugno 1940 l'Italia fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Nelle ore immediatamente successive, Winston Churchill impartì un ordine tassativo ai servizi di sicurezza britannici: «Collar the lot» - «Arrestateli tutti». Con quelle due parole, migliaia di uomini italiani e tedeschi che vivevano pacificamente nel Regno Unito da anni - talvolta da decenni - diventarono improvvisamente enemy aliens: stranieri nemici.

Fu un rastrellamento di massa, indiscriminato e caotico. Le carceri e i campi di internamento temporanei si riempirono in pochi giorni. Il governo britannico temeva una quinta colonna, spie e sabotatori nascosti tra gli immigrati, pronti ad agevolare un'invasione nazifascista. In realtà, la stragrande maggioranza delle persone arrestate erano esattamente ciò che sembravano: artigiani, ristoratori, gelatai, commercianti. Uomini che avevano scelto la Gran Bretagna come seconda patria e non avevano alcun legame operativo con il regime di Roma.

Carlo Ferdenzi fu arrestato insieme a loro. La sua scheda d'internamento è oggi catalogata sotto la serie HO 396/163 dei National Archives britannici. Aveva quarantatré anni.

1.500+

persone a bordo dell'Arandora Star

~800

vittime dell'affondamento

446

italiani morti, in maggioranza dall'Appennino piacentino-parmense

2 Luglio 1940 · L'Arandora Star: la nave senza nome che non poteva essere salvata

La SS Arandora Star era stata, fino a poco prima, uno dei transatlantici di lusso più eleganti del Mediterraneo: bianca, con le ciminiere rosse, cabine dai pavimenti di mogano. La guerra l'aveva trasformata in un trasporto militare: ricoperta di pittura grigia, spogliata degli arredi, carica non di turisti benestanti ma di prigionieri civili.

Partì da Liverpool il 30 giugno 1940, diretta a un campo di internamento in Canada. A bordo: oltre 1.500 persone - italiani, tedeschi, austriaci. Tra i tedeschi e gli austriaci c'erano molti ebrei e dissidenti antinazisti, paradossalmente classificati come «nemici» dal governo britannico solo in virtù del passaporto. Tra gli italiani, in maggioranza, uomini delle valli piacentine e parmensi.

La nave viaggiava a luci spente. Non portava insegne umanitarie, non aveva scorta militare riconoscibile. Era, agli occhi di un sommergibile nemico, un bersaglio legittimo.

«Il sommergibile tedesco U-47 la intercettò al largo delle coste irlandesi, nella notte tra il primo e il 2 luglio 1940. Un siluro. L'Arandora Star affondò in meno di un'ora.»

Delle circa 800 persone che perirono, 446 erano italiani. La stragrande maggioranza proveniva dall'Appennino tosco-emiliano: gente di Bardi, di Borgotaro, di Morfasso, di Vernasca. Gente che conosceva le stesse strade, gli stessi cognomi, gli stessi odori di bosco e argilla di Carlo Ferdenzi.

Carlo non tornò. Non ci sono documenti che attestino il ritrovamento del corpo. Come per centinaia di altri, l'Atlantico fu la sua tomba.

1940–2003 · Celestina: una storia che continua oltre l'oceano

Celestina Bragoli aveva trentadue anni quando divenne vedova. Non sappiamo come apprese la notizia, né come attraversò gli anni della guerra a Londra. Sappiamo che rimase. E poi che ricostruì una vita.

8 dicembre 1927
Sposa Carlo Ferdenzi a St. Giles, Londra. Ha diciannove anni.
2 luglio 1940
Carlo perisce nell'affondamento dell'Arandora Star. Celestina è vedova a trentadue anni.
Primi mesi 1948
Si risposa a St. Marylebone, Londra, con Giuseppe Ferdenzi - il fratello minore di Carlo, nato il 23 maggio 1909 a Vernasca. Un legame che teneva insieme i due mondi: la vedova del fratello maggiore e il fratello sopravvissuto.
11 agosto 1950
Celestina e Giuseppe partono da Liverpool sulla nave Britannic (Cunard White Star) diretti a New York. Con loro viaggiano tre figli minorenni: Lina (12 anni), Inez (16 anni) e il piccolo Carlo (11 mesi), al quale forse è stato dato il nome dello zio. Giuseppe è registrato come proprietario di un caffè; l'indirizzo londinese indicato è 98 Lisson Grove - a pochi numeri civici dal 80 di Carlo.
19 agosto 1950
La famiglia Ferdenzi arriva al porto di New York. Il nuovo indirizzo americano: 32 Thompson St., New York 13, NY.
21 dicembre 2003
Celestina Ferdenzi muore nel quartiere Jamaica, New York. Aveva novantacinque anni. Era partita da Vernasca adolescente e aveva attraversato la guerra, la perdita, due matrimoni, due continenti.
Lista passeggeri · SS Britannic · 11 agosto 1950 · Liverpool–New York

Ferdenzi Giuseppe, 41 anni - proprietario di caffè

Ferdenzi Celestina - sposa (coniuge di Giuseppe)

Residenza londinese: 98 Lisson Grove, Marylebone, N.W.1

Figli al seguito: Lina (12), Inez (16), Carlo (11 mesi)

Destinazione USA: 32 Thompson St., New York 13, N.Y.

Fonte: Passenger and Crew Lists of Vessels Arriving at New York, 1897–1957 - National Archives Microfilm Publication T715, roll 7875; Records of the Immigration and Naturalization Service, Record Group 85.

Quello che rimane: un nome, un indirizzo, un siluro

La storia di Carlo Ferdenzi è, nei suoi tratti essenziali, la storia di centinaia di uomini della Val d'Arda e delle valli vicine. Partiti senza titoli di studio né capitali, armati solo della tenacia propria di chi è cresciuto su una terra difficile. Costruttori pazienti di piccole cose - un caffè, un matrimonio, una routine londinese - che la guerra si portò via in una mattina di luglio.

La tragedia dell'Arandora Star non fu solo una tragedia militare. Fu il punto d'intersezione di tre ironie crudeli: uomini fuggiti dalla miseria uccisi da un governo che li ospitava; vittime di un sommergibile tedesco che combatteva contro il regime fascista a nome del quale erano stati internati; emigrati che avevano scelto la Gran Bretagna come seconda patria e per questo erano stati trattati come nemici.

Quello che la storia di Carlo e Celestina ci lascia - oltre ai documenti, agli articoli di giornale, alle liste di passeggeri - è uno sguardo sulle strutture profonde dell'emigrazione italiana: le reti di solidarietà paesana (due Ferdenzi di Vernasca che si ritrovano a Londra, poi in America), la trasmissione dei mestieri (entrambi i fratelli gestori di caffè a Marylebone), la continuità familiare anche attraverso la rottura (il secondo matrimonio con il fratello del marito, il bambino chiamato Carlo). Celestina morì a novantacinque anni a New York, portando con sé quasi un secolo di storia che cominciava su una collina piacentina.

Note alle fonti

La ricostruzione di questa storia si basa su documenti d'archivio primari integrati con fonti storiche sulla comunità italiana di Londra e sulla tragedia dell'Arandora Star.

— Atto di nascita: Comune di Vernasca, Registro degli atti di nascita, 1897.

— Rubriche matricolari, classe 1897: Distretto militare di Piacenza - matricola 7084 (Carlo Francesco Pietro Ferdenzi); fascicolo personale assente; fascicoli dei fratelli presenti. Ipotesi: renitenza alla leva.

— Atto di matrimonio: St. Giles, London, 8 dicembre 1927.

— Scheda d'internamento: The National Archives (UK), serie HO 396/163.

— Cronaca giudiziaria: St. Marylebone and Paddington Record, 25 febbraio 1933; 20 maggio 1933; 11 maggio 1935.

— Atto di secondo matrimonio: St Marylebone, London, Volume 5D, Pagina 802 (1948).

— Lista passeggeri SS Britannic: Board of Trade, BT27/3224, Serie BT27, biglietto 258283.

— Ellis Island / New York Passenger Lists: National Archives Microfilm Publication T715, roll 7875; Record Group 85.

— Contesto storico: L'emigrazione piacentina verso Londra nei secoli XIX–XX; archivi della comunità italiana nel Regno Unito; documentazione sull'affondamento dell'Arandora Star (2 luglio 1940).

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